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Il luogo della spiritualità - Sandro Malucchi

L’uomo porta in sé il luogo della propria esistenza: i vicoli, le finestre, i suoi percorsi, le distanze, l’aria, il colore, i suoi riflessi. L’immagine che l’uomo ha della propria casa, della propria città e del suo muoversi in spazi conosciuti, cambia in relazione alle disposizioni d’animo, ai riflessi della luce, al volgere di questa al buio, nuovo cromatismo e mutevole forma. La città fuori, lo spazio condiviso, si rigenera con l’avanzare della luce, lo spazio interno, luogo dell’inconscio e della spiritualità, si manifesta tramite le sensazioni, mediante i nostri stati d’animo.

"Quando vengono scosse religione, scienza e morale, (....) quando i sostegni eterni stanno per crollare, l'uomo distoglie lo sguardo dall'esteriorità e lo rivolge a se stesso". (Wassily Kandisky1).

Questo passaggio tra spazio fuori (natura) e spazio dentro (l'uomo) viene ammirabilmente indagato dall'opera di Raffaello Gori. La spazio-pittura di Raffaello Gori diviene così lo strumento, o il veicolo, per mettere in relazione l’estremo silenzio delle profondità inesplorate con il piano pittorico-reale. L’opera si presenta quindi libera dalla pedanteria della scientificità prospettica e dalla noia di dover rappresentare il vero. E nascono così le atmosfere immateriali, il luogo della spiritualità si fa fenomeno, si rende disponibile al luogo della realtà. 

La generazione di campi di energia con l'aiuto del colore é una delle nuove possibilità. (Max Bill2). La pittura di Raffaello Gori, la sua opera e la sua poetica, rappresentano una delle pochissime possibilità di far procedere l'arte sulla via di una nuova spiritualità, latente nell'uomo. Lo spirito può cambiare la metafisica; non può fare a meno della metafisica. (Gaston Bachelard3).

Ecco quindi una delle soluzioni a chi pone il problema "in arte tutto é già stato espresso". Raffaello Gori dipinge la parte davanti della tela, capovolge l'opera e indaga lo spazio dietro la tela. Metaforicamente scopre l'altro spazio della pittura, il luogo nascosto che trasforma in mezzo comunicativo nuovo, da mostrare, valorizzato. Infine tesaurizza il colore applicando al telaio del quadro una opaca pellicola plastificata. L’effetto è: una sorprendente trasparenza, il mondo dell'atmosfera e dell’immateriale che si fa realtà lo spirituale diventa quadro. Non si pensi che il gesto artistico di Gori, il suo andare a vedere e a mostrare ciò che esiste dietro il dipinto abbia una valenza politica o meramente estetica. L’operazione deve essere interpretata simbolicamente, ovvero: "Cosa si agita dietro l'arte, chi si nasconde dentro l'artista, qual è l'uomo in sé, fin dove arriva la nostra profondità?".

Gori sostiene l'ipotesi di presenze e fenomeni ieratici, opacizzati dalla memoria ma infinitamente valorizzati dalla luce che trasforma l'opera e quindi la costituisce, la definisce, la modifica con il passare del giorno al fitto retino del buio.

Un quadro ha, oggi più che mai, una funzione spaziale esplicita. Esso e un centro d’irradiazione, così come una sorgente di luce o una sorgente di calore. (Max Bill). I quadri totali, mutevoli in relazione all'elemento pittorico della luce, dinamici ed evidentemente in perenne evoluzione. Sono cioè organismi viventi, creature dello spazio che evidenziano interiorità e profondità mai emerse. Archeologia cosmica direttamente dal futuro.

 

Firenze 1998.

1. Kandinsky da “Lo spirituale nell'arte”, 1909

2. M. Bill da “Konkrete Kunst”, 1960

3. G. Bachelard da “Il razionalismo applicato”, 1949