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Raffaello Gori è nato a Pistoia nel 1936, vive e lavora tra Prato e Marliana (Pt).
Il lavoro di designer lo porta ad interessarsi al mondo dell’arte nei primi anni Settanta.
Dopo un periodo di ricerca nell’imprinting figurativo dal 1971 al 1973 il suo lavoro si svolge nell’ambito dell’astrazione purista portandolo al monocromo dal 1973 al 1976.
Dal 1976 scatta l’intuizione concettuale che si protrae fino al 1985, rovesciando la tela e ricominciando da capo, operazione che deriva dall’aver individuato la polivalenza mediatica del supporto e nell’averne individuato un ulteriore potenziale comunicativo.
La carta velina incollata sul retro della carta dipinta, l’uso della plastica semitrasparente, il politilene materiale plastico specchiante e ancora tessuti serigrafici tensionati.
Questa ricerca gli permette di sperimentare e approfondire in maniera minimalista il problema dell’icona, attraverso un processo riduttivo e riflessivo sulla sua specificità.
Da 1986 al 2000, pur non abbandonando mai la ricerca sulla trasparenza il suo lavoro si articola in un linguaggio che affida al colore e alla magmaticità gessosa, nonché agli objet trouve: cartoni, legni, porte, finestre, brandelli di tappeti antichi, gommoni, lastre per stampa ecc.
Fino a tornare negli anni 2000 a immergersi negli stilemi degli anni ’70 (bianchi, rosa, gialli e verdi), in una oggettività spaziale istallativa che tiene conto del luogo tramite variabili cromatiche basate sulla luce naturale e artificiale riflessa e irriflessa.